In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Commento
Spirito Santo, accresci in me il desiderio di somigliare sempre più al Padre.
Siamo tutti capaci di giocare al ribasso: in bergamasca c’è il detto che “meno fai, meno faresti”. Di fatto amiamo le nostre sicurezze, che ci portano sempre ad autoconservarci e non certo a consumarci per gli altri! Ecco perché le parole di Gesù oggi stridono non poco con il nostro vissuto: ce la caviamo a voler bene a chi sappiamo che ci vuole bene, come ci è altrettanto congeniale fare gli antipatici con chi ci è antipatico (e ci pare già tanto nel non spingerci all’odio verso qualcuno). Ma amare chi ci è nemico e addirittura pregare per chi ci fa volutamente del male, sembra davvero fantascienza. Dove sta una tale e impegnativa richiesta di Gesù ai suoi discepoli, dunque a noi? Sta nell'aiutarci a renderci conto che siamo figli di un Padre che è fatto proprio così, che fa sorgere il sole e fa piovere in modo indifferenziato su tutti i suoi figli, che siano buoni o cattivi. Il DNA che ci costituisce è lo stesso del Padre dei cieli, come a dire: non possiamo fare diversamente che così, perché siamo così, come Lui. Troppo facile applicare il confortante principio del “do ut des”: la sfida è essere perfetti come il Padre. Che non significa non commettere errori ma, nella lingua greca, arrivare fino al compimento, cioè amare fino alla fine, completamente e totalmente, donando tutto, ma proprio tutto, di noi stessi. Come Gesù, il Figlio. Cosa mi mette più in fatica nell’assumere la logica del Padre?
Oggi rivolgo gentili attenzioni proprio a coloro da cui non sono trattato bene.