La Gioia del Vangelo

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giovedì 01 gennaio 1970

Sabato della I settimana del tempo ordinario

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Dal Vangelo secondo Marco 2,13-17
In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi". Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: "Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?". Udito questo, Gesù disse loro: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori".
Commento
Quanta pace questo vangelo! Innanzitutto mi colpisce la chiamata di Levi. Gesù è in mezzo a tanta gente, eppure riserva a ciascuno un incontro personale e autentico. Vede Levi e gli chiede di seguirlo, proprio mentre lui è ancora seduto al banco delle imposte, intento nel continuare la sua attività disonesta. La chiamata di Dio a seguirLo è forte e vera quando ci giunge in quel pezzo della nostra vita che è il più brutto, il più difficile, il più peccaminoso. Il testo dice che Gesù si siede a tavola con i peccatori, condivide con loro un momento così ordinario e pieno di umanità. Infatti a Lui non fa schifo il nostro peccato e le prove della nostra vita, Lui vuole entrare proprio lì, spetta a noi avere l'umiltà di dirgli: "sì, ti seguo Signore, anche se non sono perfetta, perché ho bisogno di Te". E nel mentre lo seguiamo, accettare di condividere con Lui la mensa della nostra vita anche se continuamente pecchiamo. Tutto questo amore di Gesù è inspiegabile e tante volte ci porta a chiederci, come fanno gli scribi: "Perché Gesù mangia con me? Perché mi vuole ancora al Suo seguito nonostante io sia un peccatore?". E a questa domanda Gesù con dolcezza ci sussurra che non sono i sani ad aver bisogno del medico ma i malati. Io tante volte, durante una prova della vita, ho pensato di risolvere tutto da sola e solo dopo riprendere quell'intimità con Dio. Perché ai Suoi occhi volevo mostrarmi giusta. Invece no, seguire Gesù vuol dire chiedere continuamente il Suo aiuto, la Sua guarigione; siamo noi ad avere bisogno di lui. Seguire Gesù non è un impegno, un dovere, un compito, è affidarsi nelle Sue mani per essere curati, giorno dopo giorno.

Stamattina inizio la giornata chiedendo a Dio di guarire una delle mie sofferenze o peccati.
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