La Gioia del Vangelo

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sabato 16 aprile 2022

Sabato Santo

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Dal Vangelo secondo Giovanni 19,38-42
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
Commento
Questo passo di Vangelo mi ha sempre aiutato perché in tutto l’anno liturgico non abbiamo un giorno con un Silenzio così profondo. Tutto è come ovattato e non si usa più il canale verbale con Gesù: Lui è morto. Sembrano essersi rotti i rapporti di amicizia e dialogo cordiale con l’amico più caro, ma non è così. Si avverte forte la Sua presenza tanto più nella misura in cui Lo abbiamo amato e seguito. C’è stato un tempo in cui il silenzio del Sabato Santo mi scuoteva: ma devo credere alla resurrezione di un Dio che muore? Questo corpo che ha abbracciato, toccato e guarito ora non può più farlo...com’è possibile? Com’è possibile che un Dio così sia morto? È la sacralità di questo Silenzio che mi ha conquistato, non potendoGli più parlare, lo adoravo. Nello stare così in silenzio davanti a Dio è Dio che in silenzio parla all’anima, la guarisce, la nutre. È Lui che fa, è Lui che mi ha guidato ed istruito ogni Sabato Santo di tutti gli anni passati, perché quel corpo senza vita mi invitava a credere e ad andare oltre quello che un uomo può immaginare, oltre il limite definito dalla realtà. C’è molto di più di quello che si vede, la morte, questo corpo inerte non dice l’ultima parola sulla vita, ma la Sua Resurrezione vince la morte, Sua e di tutti noi; la Sua sofferenza, come quella patita dagli uomini di tutte le epoche, non va perduta ma se offerta come ha fatto Lui genera Vita. Mi sento educata così profondamente a stare in Silenzio e in questo Silenzio a lasciar fare a Dio. E così far memoria e riordinare la fede. Credo? Come prego? Ho percezione del valore della sofferenza? So che il corpo è tempio dello Spirito Santo? Ne ho cura?

Oggi in silenzio adoro il corpo di Gesù.
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