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Vangelo del giorno · domenica 29 maggio 2022

Ascensione del Signore

Dal Vangelo di Luca 24,46-53

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Il Vangelo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi di­sce­poli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e ri­sor­gerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome sa­ranno pre­di­cati a tutti i popoli la con­ver­sione e il per­dono dei pec­cati, co­min­ciando da Ge­ru­sa­lemme. Di questo voi siete te­sti­moni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha pro­messo; ma voi re­state in città, finché non siate ri­ve­stiti di po­tenza dall'alto». Poi li con­dusse fuori verso Be­tà­nia e, alzate le mani, li be­ne­disse. Mentre li be­ne­di­ceva, si staccò da loro e veniva por­tato su, in cielo. Ed essi si pro­stra­rono da­vanti a lui; poi tor­na­rono a Ge­ru­sa­lemme con grande gioia e sta­vano sempre nel tempio lo­dando Dio.

Fonte: CEI

Commento

Quando siamo par­titi dall’Ar­gen­tina, in­sieme a mia moglie e a due figli molto pic­coli, i nostri amici e pa­renti hanno or­ga­niz­zato alcune feste di addio. Tutti vo­le­vano stare con noi. Erano feste un po’ tristi, sem­bra­vano ten­ta­tivi di trat­te­nere nella me­mo­ria il ri­cordo di coloro che non avremmo più visto per molto tempo... Il giorno in cui ab­biamo preso l'aereo, alcuni sono venuti a sa­lu­tarci all’ae­ro­porto. Ri­cordo il pianto dei miei cari e spe­cial­mente il mio, quando l’aereo è de­col­lato. Un dolore che si è pro­tratto per molti mesi. Credo che siano questi gli in­gre­dienti di un addio da qual­cuno che si ama: dolore, tri­stezza, la­crime. I di­sce­poli che sa­lu­tano Gesù, il loro caro mae­stro che non ve­dranno mai più, hanno una strana rea­zione di fronte alla loro se­pa­ra­zione de­fi­ni­tiva: “poi tor­na­rono a Ge­ru­sa­lemme con grande gioia e sta­vano sempre nel tempio lo­dando Dio.” Credo che l’unico modo per essere gioiosi dopo questa se­pa­ra­zione sia la con­sa­pe­vo­lezza che non sia pro­prio av­ve­nuta! È solo cam­biato il modo di per­ce­pire la Sua pre­senza: non lo vedono più con gli occhi del corpo ma con quelli dell’anima e questa espe­rienza si può anche re­pli­care in noi a par­tire da quel mo­mento. San Paolo dirà: “non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me”, e più avanti Sant’Ago­stino: “tanto ti cer­cavo fuori ma tu eri dentro di me”. Anche io ho fatto e con­ti­nuo a fare la stessa espe­rienza quando Gli per­metto di vivere in me. Un mi­stero me­ra­vi­glioso che ha cam­biato com­ple­ta­mente la mia vita!

Oggi, in un mo­mento di pre­ghiera, im­ma­gi­nerò la “casa del mio cuore”: c’è spazio per Gesù?

A cura della Redazione de La Gioia del Vangelo

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