In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come sé stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Commento
Vieni Santo Spirito che sei soffio, fuoco e luce, apri il mio orecchio e il mio cuore al comandamento dell’amore perché possa comprenderlo e testimoniarlo nella mia vita.
L’autorità dello scriba era molto superiore a quella di un semplice rabbì itinerante quale era Gesù. Lo scriba interroga Gesù ed egli risponde secondo ciò che il suo popolo credeva e pregava. Lo scriba approva la risposta di Gesù, ma è Gesù il compimento della Legge, ed è lui solo a conoscere ciò che manca a quel comandamento così perfetto nella sua formulazione ed è per questo che è lui ad avere l’ultima parola nella discussione. Ciò che manca, dice, è viverlo: conoscere a memoria la Legge non basta per essere vicini a Gesù, al suo Vangelo e al suo Regno. La legge dell’amore va vissuta. Mi ritrovo a pensare a quante persone semplici, che non conoscono i grandi trattati teologici, vivano il comandamento dell’amore nella pratica quotidiana, attraverso piccoli gesti che non fanno rumore: le mamme e i papà che si prendono cura dei loro bambini, coloro che svolgono la professione medica con umanità, chi è giusto e onesto nella propria vita e nel proprio lavoro. Più genericamente penso a chi sa ascoltare con pazienza, a chi sa perdonare al di là del proprio orgoglio, a chi svolge un servizio, magari nella sua comunità parrocchiale, senza cercare riconoscimenti… Non penso a gesti straordinari, ma proprio alla quotidianità in cui siamo chiamati a vivere il comandamento dell’amore. È così che aiutiamo il Regno a compiersi e, contemporaneamente, ci avviciniamo ad esso, fino ad entrare a farne parte. Chissà se riusciamo a testimoniare questo grande comandamento nel nostro quotidiano, nelle piccole cose di ogni giorno, sapendo che Gesù lo ha fatto dando la sua attenzione ai più piccoli tra i piccoli che gli si avvicinavano?
Oggi cerco di riportare alla memoria i piccoli segni di amore ricevuti da chi mi circonda che, con il loro comportamento, mi ricordano che il bene, costitutivo del Regno, è ovunque attorno a me, purché io sappia vederlo e riconoscerlo.