In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Commento
Vieni Spirito Santo e infondi in noi la mitezza e l’umiltà del cuore di Gesù.
La fatica è certamente un denominatore comune a tutti gli esseri umani, come si vede fin dalla Genesi per indicare la condizione dell’uomo e della donna dopo il peccato originale. Ancora peggio è quando ci sentiamo soli e non visti nella nostra fatica quotidiana. Tuttavia, la buona notizia è che Dio non è indifferente a tutto questo e vuole liberarci. In Gesù, ci vede, prova misericordia per noi e ci raccoglie a sé, come una chioccia con i suoi pulcini, per donarci riparo e conforto. Tutti siamo invitati, nessuno escluso, perché non è solo la vita con le sue vicissitudini ad essere affannosa, ma spesso a “metterci il carico” ci pensano anche gli altri: le leggi dello stato, i precetti religiosi, le aspettative della famiglia e della società, un lavoro che magari non ci piace, la scarsa considerazione ed accettazione e molto altro. Tutte cose che appesantiscono e opprimono, portando con sé ansia, angoscia e disperazione. Tuttavia, Gesù non propone una libertà svincolata da tutto, ma anzi, chiede di prendere il suo giogo. Un giogo che è adatto alle nostre spalle, perché Dio non da pesi che non possiamo portare. Egli non elimina la croce, ma dice che si può portare solo se lo si fa per amore e soprattutto insieme con lui, come suoi “coniugi”. Mi domando: per chi o per che cosa vale la pena sopportare le fatiche e gli affanni della vita?
Oggi ripeto più volte il motto di S. Ignazio: “per la maggior gloria di Dio”.