In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Commento
Messaggio risolutivo e privo di incertezze quello contenuto in questa pagina del Vangelo: non chiunque dice, ma colui che fa, colui che mette in pratica, colui che presta carne e vita alla Parola. La domanda che subito mi si pone riguarda il come, con quale intensità, con quale misura: credo sia esperienza comune constatare quanto la Parola di Dio si faccia via via sempre più provocatoria, incalzante ed esigente. Siamo sempre sospesi tra la pace e la gratitudine che la Sua presenza e la Sua misericordia regala a chi Lo cerca, e quella sottile inquietudine che ci spinge alla ricerca di un di più, di un “sempre un po' più in là” mentre lo sguardo rimane fisso a quell’inarrivabile “come io vi ho amato”. La parola ci vive e vive di noi, e benché, solo per grazia, la tensione ad esserne conforme, fragilità a parte, proprio non manchi, continuamente sperimento quanto forte nella mia vita “soffino i venti e come straripino i fiumi”, nel continuo travaglio di affetti, lutti, salute molto spesso latitante e controversie in abbondanza. Eppure sempre ho sperimentato la solidità di una casa costruita su di Lui e da Lui: mai è mancata la voglia di donare, fossero beni o necessità, in una tensione alla comunione che è lo scheletro della mia vita.
Oggi voglio chiedere nella preghiera un’ulteriore grazia verso il dono del mio “tutto”, che è l'unico scopo, motivo e orizzonte di senso della mia vita.