In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: "Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio", mentre nel tuo occhio c'è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».
Commento
Spirito di intelletto, apri i miei occhi per amare con sincerità il prossimo.
Il giudizio dell'altro è quasi un istinto, un esercizio quotidiano che viene da fare quasi in automatico ad ogni occasione, che riflette la mia difficoltà ad accettare me stesso. Se sono duro con gli altri è perché lo sono anche con me stesso. Basterebbe l'inizio di questo brano di Vangelo: "non giudicare". Il giudizio è come una patina sugli occhi che non mi permette una vicinanza vera con chi incontro, specialmente con chi non sento particolarmente vicino. E questa miopia impedisce sicuramente che la mia vita diventi annuncio. Dietro a ogni limite, difetto, sbaglio, c'è una persona amata da Dio, e mi rendo conto che essere evangelizzatore e lavorare per il Signore ha come prerequisito lasciare da parte giudizi e concentrarmi sulle persone. Sono capace di vedere oltre il mio giudizio?
Oggi mi sforzo di concentrarmi sugli aspetti positivi delle persone che incontro a scuola, al lavoro, ecc.