In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
Commento
“Siate misericordiosi, com'è misericordioso il Padre vostro”. Sembra facile, ma non è così. Di solito amiamo la parte migliore di qualcuno, pur sapendo che la grande sfida dell’amore è saper amare la miseria dell'altro, la sua fatica, la sua diversità. In fondo è così che il Signore ama ciascuno di noi. In me prevale sempre il contrario della misericordia: il giudizio. Non a caso Gesù dice: “Non giudicate e non sarete giudicati”. Quello che molto spesso blocca la mia vita è sentirmi guardata con giudizio, dimenticando che anch’io li esprimo. Forse se ci mettessimo davanti ad uno specchio, riusciremmo a non puntare il dito ma a guardare noi stessi come un costante errore da aggiustare. Quando sbaglio sento poi nella mia mente: “Non condannate e non sarete condannati”. Allora mi faccio in quattro per perdonare: “Perdonate e vi sarà perdonato”. E così mi sento felice, vivo in pace, sprizzo di gioia. Ma non basta solo questo: devo donarmi. “Date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo”. Chi sente i vuoti della vita e le ferite della propria storia tende a voler riempire i propri vuoti e ripiegarsi sulle proprie ferite, ma l'unica cosa che ci guarisce è “donare”, non riempire; accorgerci degli altri più che ripiegarci su noi stessi. Chi fa questo trova libertà. Qual è la conversione che il vangelo di oggi mi chiede? Come voglio amare?
Mi impegno a non esprimere facili giudizi con un gesto di attenzione verso l'altro.