Ecco la conferma dell'attualità della Parola di Dio. Viviamo in una cultura spesso schiacciata dal mito dell'efficienza, della ricchezza e della tecnica; una cultura nella quale l'uomo tende a considerarsi senza limiti. Eppure, proprio mentre crede di essere padrone di tutto, rischia di diventare prigioniero del proprio egoismo. Così finisce per essere una persona "muta", incapace di dire qualcosa di autentico alla vita. Il Vangelo, però, ci offre anche una grande speranza. A un certo punto, infatti, l'indemoniato «cominciò a parlare». È un'immagine straordinaria: quando ci affidiamo a Dio e alle sue cure, ricomincia la vita, la vera vita. Una vita con uno sguardo che va oltre noi stessi, ci apre alla trascendenza. Abbiamo disperatamente bisogno di Dio! E la consolazione più grande è che è Dio stesso che, per primo, viene a cercarci. Ne è testimone la compassione che Gesù manifesta verso ogni persona che incontra sul suo cammino. Tuttavia, questo "ricominciare a parlare" non è privo di responsabilità . Parlare significa testimoniare. Quando incontriamo Cristo, il male che è in noi viene sconfitto dalla sua Grazia. Siamo chiamati a raccontare, con la vita prima ancora che con le parole, lo stupore di questo incontro. Diventiamo così testimoni dell'amore di Dio e portatori di speranza per i fratelli che hanno smarrito la fiducia, che si sentono soli o senza una guida. Siamo, in pratica, chiamati a essere pastori gli uni per gli altri. Ma questo è possibile solo quando impariamo a provare per il prossimo la stessa compassione che desideriamo per noi stessi. Come raggiungere questa condizione di grazia? Esiste una via essenziale: la preghiera. Essa è un dialogo vivo con Dio. È forse la forma più profonda e persuasiva con cui possiamo entrare in comunione con Lui. Per questo, alla luce del Vangelo di oggi, posso chiedermi: la preghiera è davvero indispensabile nella mia vita?
Chiedo al Signore di ravvivare la preghiera nella mia vita.