In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
Commento
La domanda che pone Gesù sembra avere come risposta razionale un “no”. Non è logico lasciare novantanove pecore sul monte per cercare chissà dove quella smarrita. Solo un pazzo le lascerebbe in un luogo impervio, pieno di pericoli, con il rischio che si smarriscano pure loro. Magari quella pecora si è allontanata di sua spontanea volontà. È il "mistero" della libertà. Peggio per lei, diremmo. E invece Gesù, anche stavolta, ribalta i nostri schemi. Ci mostra il volto del Padre, pazzo sì, ma d’amore per l’umanità. Spesso penso di essere fra le novantanove pecore che non si smarriscono, che sono sempre vicine al pastore…e invece sono io quella che si perde. Gesù mi cerca ovunque, mette a repentaglio le altre per salvarmi. Io conto tantissimo, sono unico e irripetibile. E non solo, dopo avermi trovato non mi rimprovera, come farei io con i miei figli, ma si rallegra. Festeggia come quando torna il figliol prodigo. Io sono la gioia di Dio. E io mi rallegro quando un fratello viene ritrovato? Sono come il pastore che cerca le pecore lontane o mi accontento di quelle già presenti?
Spirito Santo, fammi lodare il Signore che mi cerca ovunque e si rallegra della mia presenza, e fammi diventare come il buon pastore con i fratelli che mi sono affidati.