In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».
Commento
Questo brano del vangelo si apre con un deciso rimprovero, verso i Farisei del suo tempo e tutte le forme di ipocrisia e iniquità, spesso mascherati da positive osservanze, che nel loro ripetersi, vengono spesso svuotate dell’apporto del cuore: nel cuore di ogni uomo infatti è impressa la legge di Dio con il suo anelito di giustizia, fedeltà e misericordia, legge che la bramosia di sopraffazione e di un narcisismo mal celato, tentano in tutti modi di cancellare. Convive nel cuore dell’uomo, di ogni uomo, la pulsione al bene e la fascinazione del male, così come nel campo seminato a grano convive e prospera la zizzania: un grano da coltivare ed una zizzania da non estirpare. Gesù qui è perentorio nel chiedere e nel chiederci di pulire prima l’interno del bicchiere, sebbene separare la zizzania dal grano sia compito degli angeli alla fine dei tempi. Non rimane che dire con i discepoli: “Allora chi può essere salvato?”. Dirà Gesù: “Impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile”.
Allora Signore non rimane che affidare a Te il mio bicchiere con tutto ciò che contiene: il bene che la Tua grazia vi ha deposto e la zizzania che testardamente prospera: questa sera, riguarderò il mio bicchiere e non mi farò scrupolo a donarteLo, scorgendo sul Tuo volto il sorriso e la gioia del perdono.