In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli"». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
Commento
Spirito Santo, irriga con la tua grazia l’aridità del mio cuore, perché il vuoto del tradimento possa lasciare spazio alla pienezza dell’amore di Gesù.
Se dovessimo mettere al banco degli imputati Giuda Iscariota, figlio di Simone, e sottoporlo a processo con l’accusa di aver tradito Gesù secondo il codice penale italiano, potremmo contestargli la circostanza aggravante della premeditazione. Essa si ha quando il reato non è improvvisato, ma è stato pensato prima, con un certo tempo di riflessione tra l’idea e l’azione. Non basta avere un’intenzione: serve che ci sia stata una decisione maturata e mantenuta nel tempo. Giuda non tradisce Gesù all’improvviso: non ha agito d’istinto con una clamorosa rottura improvvisa. Il suo tradimento inizia molto prima dell’apparente “colpo di scena”: quando, nella gestione della cassa comune per lui hanno cominciato a contare più le cose che le persone, quando qualcosa si è spento, quando la fiducia ha cominciato ad incrinarsi e quando il rapporto si è decisamente raffreddato. E questo riguarda anche me. Perché anche io, coscientemente o senza accorgermene, posso “cercare l’occasione” per prendere le distanze da Gesù: quando scelgo altro al posto suo, quando smetto di ascoltarlo davvero, quando lo tengo buono (perché non si sa mai!) … ma a debita distanza. E allora questo Vangelo mi inchioda davanti a una verità scomoda: il mio tradimento non nasce necessariamente da una chiara e accertata presa di distanze ma da una relazione che, nel tempo di ogni giorno, si può svuotare e perdere quel tratto passionale che mi permette di vedere le cose con gli occhi del Maestro. Del resto, Giuda è a tavola con Gesù. Mangia con Lui, gomito a gomito. Eppure lo tradisce. Questo scenario mi interpella: “Io, oggi, dove sono nel rapporto con Gesù?”. Lo chiamo Signore con le labbra ma nel mio cuore è solo una voce tra le tante? E soprattutto: sto custodendo la nostra relazione oppure sto creando anch’io “le occasioni” per allontanarmi?
Oggi scelgo di interrompere il “pilota automatico” della fede. Scelgo di fermarmi, anche solo per pochi minuti, e guardare con sincerità la mia giornata: non per giudicarmi, ma per capire come, dove e quando sto prendendo le distanze da Gesù. Mi impegno a fare anche solo un passo in direzione opposta.
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