In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”; il di più viene dal Maligno».
Commento
Vieni Santo Spirito e aiutami a liberare le mie parole.
Questo brano di vangelo mi fa riflettere sull'importanza delle parole che usiamo, su quanto esse possano essere potenti e veritiere e allo stesso modo distruttive. Gesù ci chiede di fare verità con una semplicità disarmante: “Sì, sì”; “No, no”. A volte servono semplicemente due parole. Nulla di più. Invece mi accorgo di quante parole riempiono la mia quotidianità, parole dette tanto per fare un discorso, parole raccontate a chi non vuole sentire, parole che raccontano una storia, parole, parole, parole. Tante, troppe. Mi accorgo che un po' di silenzio fa bene e purifica tutta questa confusione. Silenzio per tornare a testimoniare un amore che è più grande di me e che chiede solo di essere testimoniato con la vita e due parole. Perché io non ho potere su niente e nessuno. Le parole potenti non sono le mie, ma quelle dello Spirito che abita in me, anche se a volte me lo dimentico. Mi aiuta lavorare con i bambini, perché il loro sguardo è puro e parlano con libertà e curiosità, per indagare la loro vita e quello che li circonda. Come sono le mie parole?
Oggi scrivo su due post-it: “Sì, sì” e “No, no” e li appiccico sul frigo.