In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.
Commento
Al tempo di Gesù i bambini sono tenuti in poca considerazione perché non maturi e per questo i discepoli non vogliono che si avvicinino a Lui. Gesù, però, si mette dalla parte degli ultimi, degli esclusi e addirittura assume la loro difesa. Aggiunge che è loro il Regno dei cieli, perché i bambini sono più disposti a lasciarsi stupire, ad ascoltare, a fidarsi. La loro semplicità fa loro cogliere l’essenziale. Crescendo, i nostri ragionamenti si fanno complessi e perdiamo spesso di vista ciò che veramente conta. Invece un bambino è senza filtri e chiama le cose per nome. Noi adulti, giocando a volte di furbizia, diventiamo talvolta talmente bravi da ingannare persino noi stessi: dobbiamo metterci alla loro scuola. Impariamo dai bambini la facilità nelle relazioni con tutti. Per loro non esistono categorie, ma tutti insieme giocano e si divertono. Noi invece, sempre pronti a catalogare ogni persona e situazione, passiamo a volte il più del tempo a giudicare tutto e tutti, perdendo il bello dello stare insieme. Dai bambini apprendiamo la leggerezza del vivere che non è indice di superficialità, ma il dare il giusto peso ad ogni cosa. Impariamo ad accogliere sempre. Abbiamo l’atteggiamento dei bambini o siamo più volte prepotenti e sempre pronti a giudicare?
Oggi mi sforzo di guardare tutto quello che accade intorno a me con occhi da bambino, libero da pregiudizi e pronto così a scorgere chi ha bisogno anche solo di una mia parola buona.