In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Commento
Nel meditare questo passaggio del Vangelo di Marco i miei pensieri si sono concentrati sul versetto in cui Gesù al mattino presto si separa da tutto e da tutti per ritirarsi da solo in preghiera. Che bello! Se leggessimo questo brano come fosse uno spartito musicale, questa azione di Gesù sembra quasi “spezzare” il ritmo tra un prima e un dopo: una pausa tra due battute. Tra le guarigioni e la predicazione Gesù si mette in preghiera. Restando per un attimo nella metafora musicale, tecnicamente la pausa è definita come “un segno che rappresenta un preciso momento di silenzio”. A me piace vederla anche come un collante, non solo uno “stacco”, ovvero colei che dona importanza a ciò che è venuto prima e a quello che verrà dopo. Gesù in questa pausa ci mette la preghiera! Senza di essa le guarigioni, i miracoli e le predicazioni diminuiscono di senso. Gesù ci fa capire che la preghiera con suo Padre è fondamentale! E ci invita a fare lo stesso. Vanno bene le opere e le azioni, ma senza la preghiera rimangono battute isolate e fuori contesto. La preghiera unisce e dà senso al nostro agire. Ricordiamoci inoltre che le pause, e questo sempre la teoria musicale ce lo ricorda, possono essere di varie durate (brevi, semi-brevi, lunghe). Stesso discorso vale per la preghiera, ci sono tanti modi e tempi di preghiera, ciò che conta è che per essa ci sia sempre spazio nel nostro spartito quotidiano. Quante “pause” riesco a ritagliarmi durante le mie giornate per stare da solo con Gesù?
Il piccolo impegno di oggi è quello di ritagliarmi minuti di “pausa” per staccare da tutto e da tutti, per stare da soli con Gesù. Posso scegliere il modo preferito, l’importante è rispettare la “pausa”.