Vangelo di Matteo 13,18-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Commento
Spirito Santo, vieni e fammi comprendere giorno dopo giorno la Parola seminata nel mio cuore.
In questo brano di Vangelo, mi colpisce subito l'ultimo versetto: ''Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno''. Il terreno buono è la base della nostra Fede, quello su cui si fonda tutto, poi però la Parabola, ci mostra che ci sono anche dei terreni incolti, i terreni sassosi, che potrebbero essere le relazioni più faticose, quel lavoro che magari non ci piace. Gesù ci mette anche in guardia, perché il Maligno è dietro l'angolo a rubare quello che di buono è stato seminato. Nella mia vita mi chiedo se sono capace di condividere il buono ed il bello che vedo e quindi sono una persona altruista oppure certe volte pecco e divento egoista a seconda di come mi piace... Purtroppo forse, a volte è più facile essere egoisti e tenere tutto per sé, piuttosto che condividere con l'altro, ma questo a cosa porta? Nella mia pochezza, che uomo e donna sono? Riesco a comprendere che l'altro è una risorsa per me? Recentemente ho fatto un viaggio in Egitto per la nostra Luna di Miele e mi ricordo che i primi giorni ero molto spaventata, perchè vedevo le persone di un'altra cultura che era diversa dalla mia, ma poi mio marito, facendomi ragionare, mi ha detto che se anche l'altro è diverso da me, non per forza è cattivo, è forse la cultura di oggi che ce lo fa credere. L'essere diverso infatti, può essere una risorsa preziosa, perché nella relazione con l'altro, posso imparare tanto se lascio aperta la porta del cuore. Grazie Signore perché la fede che tu ci hai donato è aperta alla vita.
Nella giornata di oggi, compio il gesto di aiutare un amico o collega in difficoltà.