In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Commento
Santo Spirito, illumina il mio mio vuoto, che vorrebbe essere un vuoto d'amore.
Il brano di Matteo si apre con un verbo: vedere. Un verbo che accompagna l'agire, lo stare, l'andare dell'umanità tutta, nelle molteplici situazioni che la vedono coinvolta, anche se, nella maggior parte dei casi, ne consegue un limbo asettico e pertanto inoperoso. Assuefatti dal diluvio di notizie che si assommano e sovrappongono, raramente al vedere segue indignazione: “normalizzati” dal continuo fluire di immagini, difficilmente varchiamo la soglia dell'incanto. Asserragliati negli steccati delle nostre paure, sempre più raramente al vedere consegue un'assunzione di responsabilità. Non così Gesù: per Lui, vedere coincide perfettamente con “sentire”: ogni incontro descritto nel Vangelo muove il cuore di Gesù a quella compassione che muove le viscere, quella delle madri, quella che nella scrittura è riservata a Dio stesso. Questo Dio che in Gesù dà voce ai poveri, al dolore muto dei cuori oppressi, lacerati, infranti. Davanti a questa umanità sbandata e sfinita nel suo peregrinare senza meta, Gesù chiama tutti gli Apostoli, tutti gli Inviati, alla preghiera: una preghiera che sembra prendere forma e sostanza nel mettere la propria vita a servizio della Parola, quella che vede, sente e guarisce. Pur nel limite, prezioso, con il quale siamo chiamati a misurarci, possiamo, vivendo la Parola, trasformare la vita in preghiera, andando oltre la pigrizia, superando il nascondiglio del rimando, vincendo la difficoltà a risollevarsi dopo la caduta sperimentata. In ogni momento lo Spirito ci invita, con dolce insistenza, verso quel “Eccomi” che è la missione ed il sogno di ogni cristiano. Il brano si chiude con quel “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, che da tempo mi turba e mi interroga in questo ultimo tratto di strada. Saprò dare la risposta che il signore Gesù ed il compimento della mia vita attende?