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Vangelo del giorno · sabato 13 gennaio 2024

Sabato della I settimana del tempo ordinario

Dal Vangelo di Marco 2,13-17

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Il Vangelo

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli in­se­gnava loro. Pas­sando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle im­po­ste, e gli disse: «Se­guimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pub­bli­cani e pec­ca­tori erano a tavola con Gesù e i suoi di­sce­poli; erano molti in­fatti quelli che lo se­gui­vano. Allora gli scribi dei fa­ri­sei, ve­den­dolo man­giare con i pec­ca­tori e i pub­bli­cani, di­ce­vano ai suoi di­sce­poli: «Perché mangia e beve in­sieme ai pub­bli­cani e ai pec­ca­tori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bi­so­gno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chia­mare i giusti, ma i pec­ca­tori».

Fonte: CEI

Commento

Quale forza ci dev’essere stata in quello sguardo e in quelle parole, tale da fare alzare Matteo per se­guire Gesù? Da dove può essere nata quella pron­tezza? Matteo avrebbe potuto chie­dere prima di andare: cosa mi chiedi, Si­gnore? Se­guirti dove e a quale con­di­zione? E invece no: “Egli si alzò e lo seguì”. È dav­vero scon­vol­gente!
Provo a im­ma­gi­nare quel fram­mento di se­condi in cui Matteo, chino sul bando delle im­po­ste, preoc­cu­pato del suo dare e del suo avere, si sente chia­mato per nome; provo a im­ma­gi­nare quell’in­tenso in­con­tro di sguardi, il suo e quello di Gesù…e la ri­spo­sta pronta di Matteo, che ab­ban­dona tutto senza se e senza ma. Non ci sono ra­gioni, è la per­sona di Cristo la causa, il senso, l’oriz­zonte ultimo; è Lui il nome della forza che fa par­tire.
Matteo si è «con­ver­tito» a Cristo, perché ha visto Cristo «con­ver­tirsi» a lui, fer­marsi e gi­rarsi dalla sua parte. La vo­ca­zione, quella di Matteo, la mia, la tua, quella di ogni uomo, è que­stione di chia­mata e di ri­spo­sta ad un amore che ci pre­cede sempre, ci rag­giunge prima di ogni nostro passo. Perché Dio non si merita, si ac­co­glie.
Gesù non chiede a Matteo la lista dei suoi pec­cati, non gli chiede sa­cri­fici, ma lo chiama per fare festa, per stare con lui. Gesù mangia con Matteo, mangia con me, e mi as­si­cura che il prin­ci­pio della sal­vezza non sta nei miei di­giuni per Lui, bensì nel suo man­giare con me. La sua vi­ci­nanza è la vera me­di­cina per la vita, che di­viene piena, vi­brante e ap­pas­sio­nata d’amore.
E io, ho sen­tito la chia­mata di Gesù per la mia vita? Qual è stata la mia ri­spo­sta?

Spi­rito Santo, apri le orec­chie del mio cuore perché possa ri­co­no­scere la voce di Gesù che mi chiama per nome, e donami la forza di ri­spon­dere pron­ta­mente come Matteo. Oggi prego anche con il canto “Chia­mati per nome”.

A cura della Redazione de La Gioia del Vangelo

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