Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».
Commento
Vieni, Santo Spirito, soffio vitale del mio cuore e Maestro interiore. Accendi in me il desiderio sincero di rivolgermi a Dio non con formule vuote, ma come figlio amato, insegnandomi a pregare con la stessa fiducia di Gesù.
Il brano del Vangelo di oggi interroga in modo diretto la mia vita. I discepoli vedono Gesù pregare e gli fanno la richiesta più bella: «Signore, insegnaci a pregare». Spesso riduco la preghiera a un elenco di richieste o a un dovere da compiere in fretta. Gesù mi spoglia di ogni complessità e la restituisce alla sua essenza: una relazione filiale. Dire "Padre" significa per me abbandonare la paura e riconoscere che la mia vita è custodita da mani buone e misericordiose. Fermarmi davanti a questo testo mi ricorda che la preghiera comincia prima di tutto dal mettersi in ascolto. Quando riusciamo a fare silenzio, la preghiera del Padre Nostro diventa una bussola per la vita: mi chiede di ridimensionare le pretese con il "pane quotidiano" e mi scuote profondamente, legando il perdono di Dio alla mia capacità di perdonare gli altri. Qual è l'aspetto della preghiera del Padre Nostro che oggi sento più difficile da vivere nella mia giornata?
Oggi ritaglio cinque minuti del mio tempo per stare in silenzio e, pronunciando la parola "Padre", affido a Lui una persona con cui ho un attrito, chiedendo la grazia di saper perdonare.