Entrato poi nel tempio, cominciò a cacciare i venditori, dicendo: «Sta scritto:
La mia casa sarà casa di preghiera.
Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I sommi sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo perire e così anche i notabili del popolo; ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue parole.
Commento
Spirito Santo, donami la grazia di amarti senza misura, di testimoniare per amore tuo e solo per farti conoscere.
La reazione di Gesù – forse una delle più forti di tutto il Vangelo – nasce dal dolore di vedere la fede ridotta a strumento di guadagno. La casa del Padre, luogo d’incontro e di preghiera, è stata trasformata in un mercato. La fede sincera del popolo viene sfruttata: vendono animali “puri e senza macchia”, rifiutando quelli portati con semplicità; cambiano le monete “impure” in monete “giuste”, lucrando sul desiderio di offrire a Dio. Lo spazio dell’incontro diventa spazio d’interesse. Eppure, la gente è assetata di Dio e “pende dalle sue labbra”. Come loro, anche noi siamo nati per Lui. Come scrive Sant’Agostino: «Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.» Solo in Lui il cuore trova pace. Forse non ci capita di gestire denaro in ambito religioso, ma possiamo comunque cadere nella stessa tentazione: usare la fede per i nostri scopi, per cercare riconoscimento, approvazione, piccoli poteri. Così, quasi senza accorgercene, smussiamo la nostra vera chiamata: amare l’Amore. Gesù non teme il conflitto. Quando qualcosa offusca il volto del Padre, interviene con forza. Anche noi possiamo cedere al “buonismo” che tace per evitare discussioni, illudendoci di essere più miti. Ma l’amore vero, quando serve, sa esporsi. Mi è mai capitato di tacere per paura, quando avrei potuto difendere la verità del Vangelo? La mia vita pende davvero dalle labbra di Gesù, cioè dalla sua Parola?
Oggi, ogni volta che potrò, voglio ripetere: «Signore, dammi la grazia di pendere dalle tue labbra!»