In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
Commento
Vieni Santo Spirito, insegnami ad essere umile e ad ascoltare la Tua voce, affidandomi a Te.
I discepoli chiedono a Gesù: “chi è il più importante nel regno di Dio?”. Può sembrare una domanda sciocca, ma secondo me sono mossi dalle migliori intenzioni: vogliono fare del loro meglio per compiacere Gesù, compiere del bene ed essere santi. In loro rivedo un po’ me stessa: infatti, quando intravedo la possibilità di fare qualcosa di buono e giusto, sono presa dal desiderio di farlo al meglio possibile ed il prima possibile. Questo zelo, però, talvolta mi impedisce di ricordare che chi mi permette di compiere il bene è solamente Dio. Quando mi dimentico di questo, purtroppo, succedono due cose: ogni fallimento mi abbatte moltissimo, perché mi pesa come un fallimento personale e mi fa perdere la speranza di poter fare del bene; dimentico di seguire i tempi ed i modi di Gesù, affidandomi allo Spirito prima che alle mie capacità e al mio giudizio. Gesù parla anche a me quando raccomanda ai suoi di diventare come bambini. A quel tempo, i bambini non godevano di grande considerazione sociale. È un richiamo ad essere umili, a servire e ad affidarsi alla volontà di Dio, proprio come farebbe un bambino con chi provvede a lui. Nelle scelte della mia vita, lascio spazio affinché lo Spirito e la Parola mi parlino e mi consiglino i Suoi modi e tempi? Oggi invoco lo Spirito Santo e dedico venti minuti alla lettura della Parola.