Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Commento
Spirito Santo, donami il coraggio di Pietro nel riconoscerti come il centro della mia vita. Insegnami a cercarti nel silenzio e nella preghiera, lontano dal rumore e dalle opinioni del mondo.
Questo brano di Vangelo mi tocca ogni volta davvero profondamente, perché mette a nudo il mio modo di vivere la fede nella quotidianità. Quando leggo che Gesù si trova “in un luogo solitario a pregare”, mi rendo conto di quanto spesso descriviamo la solitudine come “vuoto da riempire”, mentre per Lui è davvero uno spazio di profonda intimità con Dio. E, in quel momento, pone una sorta di sondaggio ai suoi discepoli. La prende un po’ alla larga all’inizio: “Chi sono io secondo la gente?”. Senza dubbio, più di una volta, i discepoli si sono interrogati sull’identità del loro Maestro, ne sono sicura. Ma nessuno ha avuto il coraggio di lanciargli la domanda. E poi… ecco che Gesù affonda il colpo: “Voi chi dite che io sia?”. Signore, fai così anche con me, con noi forse? Prima ci chiedi cosa ne pensano gli altri e poi, quando meno ce lo aspettiamo, ci fai la domanda secca e diretta? Lo so, in questo caso non basta rispondere con una bella formuletta da catechismo, oppure copiare dal proprio compagno di banco, pensando di cavarcela con poco sforzo. Le tue domande Signore assomigliano a quelle degli innamorati: quanto conto io per te? Che posto e che importanza ho nella tua vita e nelle tue giornate? Non è facile rispondere, ma capisco che solo attraversando la fatica e la solitudine, quella sana, posso riconoscere un Dio fedele, accompagnatore, consolatore, pronto ad incoraggiarmi a trovare me stessa e a dare una risposta a questa domanda, non una volta per sempre, ma ogni giorno sempre diversa e con mille sfaccettature di colore, a volte più scure, pensando che la fede sia solo d’impiccio o un tabù; altre volte più chiare, pensando davvero che la fiducia in Lui sia maestra e scuola di vita. Mi lascio influenzare troppo dai pregiudizi del mondo o so rimanere fedele alla mia fede anche quando è controcorrente e provoca litigi e discussioni con chi vive vicino a me?
Oggi accetto una contrarietà o un piccolo sacrificio che mi viene chiesto, senza lamentarmi troppo, offrendolo con fiducia.