In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.
Commento
Quando ero piccola, nella mia parrocchia c’era una messa la domenica mattina dedicata ai bambini. Il curato metteva delle panche basse nella navata centrale della chiesa e la messa era fatta “su misura”: canti con gesti, battiti di mani, il curato che predicava in mezzo a noi.
Ogni volta che sento questo vangelo, rivedo proprio quelle scene! E oggi?
Oggi, mi capita spesso di sentire il sacerdote che si lamenta del chiasso dei bambini, e quanta tristezza quando infastidito suggerisce ai genitori di “portarlo fuori!”. I bambini fanno rumore, i bambini ci distraggono quando passeggiano per la chiesa nei momenti mistici della celebrazione... Ma come? Gesù dice l’esatto contrario: “Lasciate che i bambini vengano a me”. Mi fa tenerezza questo Gesù che abbraccia e coccola i bambini che gli stanno intorno, che ribalta le logiche dei discepoli, e le nostre, mettendo i più piccoli al centro come modello. Perché ci vuole un cuore da bambini per imparare a stupirci delle grandi cose che Dio ha compiuto e che continua a compiere in noi. La capacità di sognare, di emozionarsi, di credere, di meravigliarsi. Non si tratta di essere infantili, ma di avere, come i bambini, uno sguardo semplice, uno slancio di fiducia come solo il bambino sa fare. Lasciamo emergere in noi il bambino che ci abita, che sa individuare la presenza di Dio in ogni cosa.
In questa giornata provo a mettere al centro i piccoli di casa: prego con e per loro e, come Gesù, li benedico.