Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Commento
Spirito Santo, fa che la domanda che Gesù mi fa oggi mi scuota e mi interroghi profondamente.
"Ma voi, chi dite che io sia?". È una domanda decisiva, se cerchiamo davvero di sentirla rivolta da Lui a noi, a ciascuno di noi. Per non rispondere solo dicendo chi è Gesù dal punto di vista teologico, direi quasi catechistico. Per un cristiano, dire che Gesù è il Cristo di Dio, mi pare ovvio. Ci mancherebbe di non saperlo dire. Ma il tema vero, specialmente oggi, è dire del rapporto che abbiamo con Lui. È come se Gesù mi chiedesse: "Chi sono io per te?". Un "per te" non inteso in senso individualistico (se conosciamo Gesù, è perché c'è una Chiesa di cui facciamo parte), però certo personale. La questione è che posto ha Lui nella mia vita, se la mia vita ha cambiato prospettiva con Lui. Come mi ha salvato e mi salva continuamente. Come lo conosco, lo ascolto, lo prego. Come sono suo discepolo. Se è mio Signore, maestro, amico, fratello. Certo che Gesù è il Cristo, cioè l'unto, il messia, l'inviato. Ma lo è "per noi", lo è per amore (quell’amore che non è venuto meno di fronte al rifiuto più estremo). Ci chiede una risposta libera, seria, vera, non tiepida. Nella mia vita attuale, chi è Gesù per me?
Oggi trovo un momento per entrare in chiesa e, di fronte al Crocifisso, lasciarmi interrogare e rispondere sinceramente.